| L'EDITORIALE - Italpetroli e Unicredit, veri arbitri del campionato |
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| Scritto da Ilario Imparato |
| Domenica 07 Febbraio 2010 20:57 |
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“Gli arbitri sono tenuti a svolgere le proprie funzioni con lealtà sportiva, in osservanza dei principi di terzietà, imparzialità ed indipendenza di giudizio, nonché a comportarsi in ogni rapporto comunque riferibile alla attività sportiva, con trasparenza, correttezza e probità”. (art. 40 comma 1 del regolamento AIA)
Scrivere un editoriale a caldo non è mai cosa semplice e consigliabile; si rischia spesso di dire cose affrettate e controproducenti, parole grosse e opinioni pericolose; ma starsene con le mani in mano non sarebbe stato corretto nei confronti di chi, come i milioni di tifosi azzurri, reclamano giustizia, urlano vendetta e piangono soprusi. Presenza fissa nel mondo della comunicazione, moltiplicatore di opinioni, il social network Facebook si è dimostrato strumento eccezionale di denuncia e di opinione. Milioni gli utenti che ogni domenica si tuffano nell’ Hyde Park virtuale intenzionati a dire loro: dal calcio alla politica, dalla criminalità al gossip ogni argomento è buono per far sentire la propria voce. Ebbene, questo pomeriggio, dopo aver tentato invano di digerire l’amaro pasto propinato dall’arbitro Damato, non ho potuto ignorare le tantissime richieste di aiuto e di giustizia da parte dei tifosi azzurri presenti in internet. Mail e commenti da ogni parte del mondo, finanche dal Canada, dall’Ucraina e dalla Nuova Zelanda. La nostra redazione ha raccolto l’ira funesta del popolo partenopeo in giro per il globo che, sotto un’unica bandiera, reclamano giustizia. Il patron interista Massimo Moratti ha minacciato, a più riprese, il ritiro della Beneamata dal campionato di serie A qualora fossero continuati i vergognosi cori razzisti ai danni dei suoi calciatori (Balotelli ndr); perché dunque non assecondare la richiesta del senatore PdL Antonio Gentile circa la richiesta rivolta a De Laurentiis di fare altrettanto? Nessuna minaccia, ma semplicemente i fatti. Un segnale forte in grado di resettare un sistema becero e malato, clamorosamente e palesemente in cattiva fede. Più di un sospetto in grado di costituire prova schiacciante per condannare un imparziale disegno di arginare l’ascesa sportiva (e ripeto unicamente sportiva) di questo Napoli, proiettato verso la Top Class di questo campionato; di un Napoli che dalle ceneri è diventato meritevole di alte sfere; di un Napoli che il patron azzurro vuole ricollocare (a suon di milioni) nei palcoscenici di pertinenza, finanche richiedendo un sostanziale cambiamento del gioco del calcio e dei suoi avidi padroni. Eh già, perché la giostra del calcio dispensa, per mano dei suoi padroni, milioni a gogò; gli stessi con cui sopravvivono club blasonati che si autofinanziano mediante la pioggia dorata dei diritti Tv e Champions. Inutile nasconderlo, il sospetto va non solo alla Vecchia Signora (favorita per antonomasia nell’immaginario collettivo) ma principalmente al club di casa Sensi cui non bastano i terreni edificabili di Torrevecchia e i depositi petroliferi di Civitavecchia. L’AS Roma è cosa ben più ghiotta per onorare il piano di rientro consigliato da UNICREDIT per il risanamento di Italpetroli; e il piazzamento Champions sarebbe un bancomat ideale… I più diplomatici consigliano il “fly down” di turno dispensando sibilline dritte da palazzo all’insegna del “meglio stare zitti e non urlare”. L’Oscar del “basso profilo” a questo punto è giusto non appartenga più alla bacheca di Castelvolturno, facendo spazio a più ingombranti dossier “anti-imparzialità”, perché di tale si tratta. Orsato, Mazzoleni, Morganti, Damato… sono solo alcune delle firme apposte sotto gli attuali punti in classifica del Napoli. Punti che avrebbero meritato la sacrosanta aggiunta di almeno altre sette unità, ma che “qualcuno” ha preferito non conteggiare mediante episodi che hanno superato di molto il limite di tollerabilità e di imparzialità che lo status di arbitro (ossia di giudice) richiede. “Gli arbitri sono tenuti a svolgere le proprie funzioni con lealtà sportiva, in osservanza dei principi di terzietà, imparzialità ed indipendenza di giudizio, nonché a comportarsi in ogni rapporto comunque riferibile alla attività sportiva, con trasparenza, correttezza e probità”. Roba da paesi civili…
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